Rimpasto Raggi certifica fallimento Giunta

Rimpasto Raggi certifica fallimento Giunta

Il maxi rimpasto di Giunta operato oggi dalla Raggi è la certificazione ultima del totale fallimento di oltre tre anni di amministrazione. Al di là degli artifici retorici utilizzati oggi dalla Sindaca per spiegare le ragioni del rimpasto, il cambio degli assessori in settori strategici come trasporti, casa, politiche sociali e lavori pubblici, suona come una clamorosa ammissione di responsabilità da parte della Raggi per i risultati disastrosi della sua Giunta. Risultati che i cittadini romani, e i turisti, vivono e pagano purtroppo tutti i giorni.

Comunque la si voglia mettere, i continui cambi di assessori in tre anni e mezzo sono la cifra di un’amministrazione che naviga a vista, che procede nell’incertezza, senza riuscire a programmare e ad avere la benché minima visione di città moderna e proiettata al futuro. Nel continuo tourbillon di assessori e di vertici delle società partecipate, l’unica certezza purtroppo è il disastro di questa amministrazione.

 

Patané: “Chiudere anello ferroviario, ma tutelare artigiani”

Patané: “Chiudere anello ferroviario, ma tutelare artigiani”

“Come mio primo atto da Presidente della VI Commissione ho avuto il piacere di incontrare alcuni rappresentanti del consorzio Camposampiero: un vero e proprio borgo artigiano nel cuore di Roma Nord, con circa 70 aziende attive dagli inizi degli anni ’60, che attendono da diverso tempo di chiarire il proprio futuro, considerando che proprio sui terreni dove sorgono le imprese è previsto il passaggio dei binari per la chiusura dell’anello ferroviario. Questo intervento è strategico, improcrastinabile per la mobilità della capitale ed è una delle opere per cui mi impegnerò a fondo da Presidente di Commissione perché la considero prioritaria, però è anche doveroso tutelare le aziende e il lavoro degli artigiani del consorzio Camposampiero. Le aziende devono essere tutelate e soprattutto hanno bisogno al più presto di chiarezza circa il loro futuro anche in considerazione del fatto che l’ipotesi paventata alcuni anni fa, riguardante la delocalizzazione degli artigiani nella zona del cimitero Flaminio, sembra sempre più remota ed è francamente incomprensibile e penalizzante per le imprese del consorzio. Appare evidente l’esigenza di un nuovo progetto alternativo limitrofo per la chiusura dell’anello ferroviario, che consenta alle aziende di avere certezze sul futuro e di poter continuare ad operare in un luogo ormai storico in cui risiede il meglio dell’artigianato italiano”.