Metro C. Con Giunta Raggi 4 anni di nulla

Metro C. Con Giunta Raggi 4 anni di nulla

Ci vuole solo la faccia di bronzo di alcuni esponenti del M5S come Angelo Diario per dare dei gufi agli esponenti del Pd e a Carlo Calenda, parlando delle talpe della Metro C, ferme 8 mesi e riattivate soltanto grazie all’intervento del Ministero.
Il problema delle talpe  era già noto almeno dal gennaio 2018. La fine della tratta finanziata cadeva esattamente nell’intervallo di gallerie tra stazione Fori Imperiali e Stazione Venezia, sotto al Foro di Traiano. Oltre non c’era un metro finanziato. Si sapeva che una volta giunte lì, per questo motivo, avrebbero dovuto essere sepolte e per evitarlo serviva almeno una variante al progetto esecutivo, che permettesse di allungare la tratta in costruzione dei circa 190 metri che mancavano per arrivare sotto lo scatolare della futura Stazione Venezia.
La Giunta Raggi invece decide di fare quello che le riesce meglio: nulla, come fatto per 4 anni. Le talpe arrivano prima una e poi l’altra sotto al Foro di Traiano tra ottobre e novembre 2019, così il 14 novembre 2019 Metro C annuncia la cementazione delle stesse. Tombamento dunque scontato, confermato anche da alcune dichiarazioni di esponenti del M55 come Stefàno – evidentemente gufo anche lui – e non solo come dice Diario dai gufi del Pd, e scongiurato soltanto dall’intervento del Ministero che, con delibera del 20 dicembre, sblocca 10 milioni per coprire i 190 metri di scavo meccanizzato che mancano per arrivare a Piazza Venezia. A questo punto manca solo l’autorizzazione di Roma Capitale che arriva con delibera del 3 giugno, per lavori che riprenderanno il 23 luglio: talpe dunque ferme 8 mesi.
Il vero scandalo è che Roma Capitale non si sia attrezzata per tempo per richiedere il finanziamento dell’intera tratta T2 facendo rientrare quei 190 metri in un progetto più complessivo. Si è scelta la strada più semplice perché dopo 4 anni di nulla era l’unico modo di salvare le talpe e lo scavo meccanizzato. Tutto questo, oltre ad aumentare i costi dell’opera, ha messo anche in difficoltà diverse imprese comportando la cassa integrazione per centinaia di edili. Invece di parlare a vanvera qualcuno farebbe meglio a vergognarsi.

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