Diritti e giustizia

Diritti e giustizia

Io credo che il dottor Piercamillo Davigo rappresenti posizioni eversive pericolose per il nostro paese e per lo stato di diritto.

Dalle persone intellettualmente oneste possiamo ascoltare tesi diverse dalle nostre con grande rispetto, cercare di confrontarci e magari arrivare a punti di incontro virtuosi.
Non so se il Dottor Davigo sia intellettualmente onesto ma ormai non è più possibile confrontarsi con le sue posizioni: le enormità che lo stesso professa con costanza da tempo, infatti, non solo contrastano con la Costituzione, il diritto positivo, le leggi e persino il buon senso ma si collocano dentro una radicalità che degradano la sua interlocuzione da seria a macchiettistica. Ed è diventata talmente macchiettistica che ogni volta lo ascolto “rapito” allo stesso modo di quando ascoltiamo le televendite dei set di pentole delle improbabili performer delle tv private che con 50 “euri” porti a casa 270 pezzi più l’aspirapolvere o le cartomanti che alla modica cifra di 1,18 al minuto iva esclusa ti dicono cosa succederà a te e ai tuoi nipoti nei prossimi vent’anni e nel prezzo includono pure i numeri del lotto. Lo ammetto, lo ascolto sempre e non riesco a farne a meno. E siccome va in televisione molte più volte di quante io guardi la televisione, sono costretto a rincorrerlo sul web alla ricerca della nuova “davigata”.

ll Foglio lo ha definito il Dottor Grossolano ma a mio avviso non è il soprannome corretto: il dottor Davigo non è mai grossolano anzi. Distorce volutamente la verità delle cose per rappresentare con una lucida azione politica un’idea manettara estremista ben precisa che un giudice di Cassazione che siede nel CSM non dovrebbe potersi permettere, propinando alle folle plaudenti dei talk show delle tesi distorte e volutamente fuorvianti. Il tutto nel silenzio dell’Anm. Perciò dovrò trovare un soprannome adatto che ancora non ho e se avete suggerimenti vi prego di fornirli.

Il “Nostro” da Floris si era cimentato sull’art.111 della Cost, per il quale le parti nel processo sono uguali davanti al giudice terzo e imparziale, e aveva testualmente detto che “le parti nel processo non possono essere uguali, perché se il pm va in udienza sapendo che l’imputato è innocente e ne chiede la condanna commette il delitto di calunnia. Se il difensore dice al giudice che il suo cliente è Jack lo squartatore commette reato di infedele patrocinio. Che uguaglianza può esserci tra una parte che è punita se mente e un’altra che è punita se dice la verità?”. Cioè il “Nostro” sostiene che per definizione Il PM dice la verità e gli avvocati nell’esercizio legittimo della difesa dicono le bugie. Che cos’è questa se non una tesi eversiva?

E come non ricordare che per il “Nostro” l’art. 27 della Costituzione, quello secondo cui “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva” non esiste perché per lui “in buona parte non si tratta di innocenti, ma di colpevoli che l’hanno fatta franca”. E cos’è questa se non una posizione eversiva?

E quando gli si è fatto notare in passato che i risarcimenti per ingiusta detenzione sono stati assai cospicui per lo Stato (un giornalista gli portò uno dei tantissimi casi clamorosi quello di Giuseppe Gulotta detenuto per 22 anni ingiustamente con lo Stato condannato a pagare 6,5 milioni di euro di risarcimento danni), egli ha replicato che la colpa non era del PM o del Giudice ma dei Carabinieri che avevano sbagliato persona. Vi ricordate la barzelletta di Proietti e dell’avvocato “Ma com’è che quando se li famo semo sempre in due e quando me se fanno so’ sempre solo?”. Ecco più o meno così.

Abbiamo quasi l’impressione che il suo vate non sia più Cesare Beccaria come dovrebbe essere per qualsiasi magistrato, che non sia più Voltaire e Tocqueville ma Mario Michele Giarrusso che sentenzia colpevoli senza sentenza.
Ma Giarrusso è un politicante, il “Nostro” è un magistrato in carica. Il più votato dei magistrati. E il silenzio che avvolge le sue farneticazioni a ruota libera se durerà ancora per molto non sarà più imputabile solo al Dottor Davigo, alle sue performance macchiettistiche, ma sarà imputabile a tutta la magistratura e farà capire a tutti i cittadini da chi è amministrata la giustizia nel nostro Paese.

Che una volta, ahimè, era la patria del Diritto.

19 febbraio 2019

Quando scoppiò la vicenda Mondo di mezzo, una vicenda assurda, che spero che la Cassazione e gli storici vorranno un giorno riscrivere, solo chi era in malafede non si accorse che c’era qualcosa che non andava. Non andava come era amministrata la giustizia, non andava tutta la politica che c’era nella gestione quotidiana della giustizia, non andava il gioco correntizio nella magistratura, non andava la mancata separazione delle carriere tra giudicanti e inquirenti, non andava l’invasione di campo reciproca tra i diversi poteri dello stato, non andava il meccanismo perverso tra palazzi di giustizia e informazione, non andavano processi fatti e già sentenziati sui media prima ancora che iniziati in tribunale.
Tutte queste cose, nel mio piccolo, le denunciai e le continuo a denunciare, ma le denunciarono solo poche altre persone: il magistrato Piero Toni, l’associazione Fino a prova contraria, il Foglio, il Garantista, il Dubbio di Sansonetti e pochi altri.
Nessuno intervenne su Mondo di mezzo contro l’oscenità che stava avvenendo, contro il diritto e i diritti calpestati, le garanzie cancellate, persone e famiglie che non c’entravano nulla tritate dai giornali. Nessuno. Il primo a buttarcisi dentro fu il Pd che si intestò il processo, poi si costituì parte civile e, non contento, promosse gente che addirittura tentò di costruirsi carriere politiche: i nomi e i cognomi ce li ho stampati tutti nella testa, ma non li voglio fare in questa sede perché qui mi interessa altro. Tentarono di farlo in una vergognosa logica maccartista, che poi gli si ritorse contro e molti di questi, che auspicavano un posto al sole, non vennero neppure candidati (a proposito che ne è del rapporto Barca?).
Matteo Renzi questo lo capì tardi, ma lo capì, e da quel momento fu l’unico che con coraggio si battè contro una logica della giustizia italiana sbagliata, inziando una lotta senza quartiere contro i questurini, i politici mascherati da magistrati, i magistrati travestiti da politici, i passacarte delle procure, etc. Inizió una vera e propria battaglia garantista. L’avesse inziata subito con Mondo di mezzo non saremmo a questo punto, ma gli rendo merito che dopo è stato l’uinco a farla.
Purtroppo fu solo una battaglia poltica, di presa di posizione (e menomale che la fece direi!) ma ad essa non seguì alcuna riforma della giustizia o alcun atto nemmeno di ispezione o di controllo da parte dei governi in carica. In particolare, da questo punto di vista, l’operato del MInistro Orlando fu davvero inconsistente. Come non ho sentito una sola voce alzarsi contro questo vergognoso, incostituzionale, decreto cd Spazzacorrotti che manda in carcere retroattivamente persone già condannate quando vigevano altre leggi. Il Pd abbia il coraggio di farle queste battaglie.
Renzi ne pagò le conseguenze in termini di ritorsione con l’inchiesta contenente prove inventate che venne fatta nei confronti di suo padre, ne pagò le conseguenze con l’inchiesta sul padre di Maria Elena Boschi e oggi ne paga le conseguenze con l’arresto dei suoi genitori: immotivato, esagerato e sproporzionato. Ma il punto continua ad essere politico e ritorno al 2 dicembre 2014. O si affronta politicamente il problema della giustizia oppure rivredremo le aberrazioni delle custodie cautelari ad orologeria a cadenza bimestrale. E se c’è un errore che imputo ai governi di centrosinsitra è esattamente quello di non aver messo mano a tutti questi temi fondamentali. E oggi ne piangiamo le conseguenze.

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