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Cancun: ambiente e donne

La XVI Conferenza sul clima dell’Onu si è conclusa con un accordo di 32 pagine, non votato solo dalla Bolivia.

Sandra Bessudo Lion, Ministro dell'Ambiente in Colombia

I principali punto sono: 1) la necessità di ridurre le emissioni di gas a effetto serra dal 25 al 40% al 2020; 2) Istituito poi anche il Green Climate Fund, fondo che amministrerà denaro versato dai paesi ricchi ai poveri colpiti da eventi riconducibili ai cambiamenti climatici; 3) mitigazione attraverso tagli di Co2; 4) finanza subito 30 miliardi di euro per il periodo 2010-2013 e successivamente la necessità di mobilitare 100 miliardi di euro l’anno fino al 2020; 5) trasferimento di tecnologie; 6) misure maggiori di controllo delle azioni da parte delle principali potenze emergenti, vedi la Cina, come era stato chiesto da Usa e Ue; 7) potenziale estensione il protocollo di Kyoto oltre il 2012, anche se il Giappone si oppone con forza ad una mera estensione del protocollo; 8) l’ impegno dei paesi a mettere in campo «un’azione urgente» per evitare che le temperature globali salgano più di due gradi Celsius, accogliendo le preoccupazioni e gli accorati appelli delle piccole isole che temono di sparire per l’innalzamento degli Oceani. «Io parlo a nome di un paese la cui sopravvivenza stessa dipende dal tipo di accordo raggiungiamo», ha detto il ministro dell’Ambiente delle Maldive, Mohamed Aslam.

Un grande apporto al raggiungimento dell’intesa lo hanno dato le ministre donne al punto da far pensare che senza l’apporto delle dieci ministre, l’obiettivo non sarebbe stato raggiunto: tra le più brave la biologa marina colombiana Sandra Bessudo Lion, la francese Morizet, la spagnola Aguilar, la cilena Benitez e la svizzera Leuthard. La Prestigiacomo dormiva come al solito, ma dicono che almeno non abbia fatto danni.

Le donne hanno una marcia in più quando si tratta di concretizzare. Teniamone conto sempre.

Lascia un commento 13 dicembre 2010

A Roma grande dimostrazione di forza e unità

“Nel constatare il grande successo della manifestazione di piazza San Giovanni, mi preme sottolineare la straordinaria partecipazione della federazione di Roma che ha mostrato compattezza, forza e unità portando in piazza diverse migliaia di iscritti”.

“La prova di forza odierna rappresenta il punto di inizio del lavoro che attende il Pd romano, il quale è chiamato a rilanciare l’iniziativa per riconquistare a breve il Governo della città di Roma”.

“C’è bisogno del contributo personale e di idee da parte di tutti affinché il partito possa rilanciarsi, creare l’alternativa edambire a togliere alla destra l’amministrazione di una città che, sotto la guida di Alemanno, sta sprofondando sotto ogni punto di vista. La forza e l’unità della piazza di oggi  ci fanno guardare al futuro con grande speranza e fiducia nell’inizio di una nuova stagione politica, sia a livello locale che nazionale”.

Lascia un commento 12 dicembre 2010

Formula 1, i rischi e il referendum

Sulla questione della Formula 1 all’Eur, credo che i problemi in ballo siano tanti e diversi tra loro.

Il primo è certamente la questione sportiva, rispetto alla quale non mi pare che alcuno abbia dimostrato contrarietà preconcette. Sul fatto che Roma possa tornare ad essere, nell’idea di “piattaforma del mondo” che nel recente congresso romano è stata dibattuta come tesi congressuale, anche capitale di uno sport amato come l’automobilismo e la Formula 1 tutti sono disposti a discutere. A discutere “perchè” (cioè il ruolo dello sport di alto livello nelle aree metropolitane), a discutere “dove” (ad esempio sul perchè si deve per forza pensare ad un circuito cittadino e non dedicato), a discutere “come” (le risorse, i modi, i benefici per la collettività, etc). Dunque sulla questione sportiva l’apertura del PD non è mai stata formale, ma totale.

Poi c’è una questione sportiva e politica: il Sindaco aveva deciso di portare avanti l’iniziativa ereditata dal centrosinistra di candidare Roma per le Olimpiadi del 2020. Che è poi la candidatura dell’Italia. Obiettivo ambizioso e prestigioso. Obiettivo al quale Alemanno ha aggiunto la proposta di fare il GP a Roma, quando l’Italia ha già un altro GP, quello di Monza, dal quale in caso di approvazione della proposta Alemanno andrebbero sottratte risorse per destinarle a Roma.  La “felicità” di quei territori e dei pasdaran leghisti nelle Istituzioni è già stata esplicitata attraverso mozioni parlamentari, sia contro il GP di Roma sia a questo punto contro la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2020, che – al contrario- avrebbe bisogno di essere sostenuta dall’intero Paese ed invece così rischia di partire zoppa e forse di non arrivare neanche alla partenza.

Dunque se si parla di politica sportiva Alemanno e il centrodestra decidano: se intestardirsi sulla Formula 1 all’Eur o se mettere a rischio anche la candidatura di Roma alle Olimpiadi. E di questa scelta se ne assumano coscientemente le responsabilità: a futura memoria.

Poi c’è una questione eminentemente politica. Quando il centrosinistra decise di iniziare il percorso di candidatura Olimpica coinvolse anche le allora opposizioni, proprio perchè riteneva che questo fosse un obiettivo di tutta la città e di tutto il Paese. Ci si recò dal capo dell’opposizione in Campidoglio, ci si recò dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e da tutte le autorità competenti, quasi tutte di colore politico opposto. Solo dopo avere recepito la volontà loro di percorrere il cammino insieme si avviò la macchina. Oggi questa maggioranza di centrodestra discutendo “aumma-aumma” con un po’ di imprenditori locali decide, nonostante gli immensi problemi e proteste esistenti, di andare avanti, non soltanto dettando l’agenda politica ad uso e consumo di alcuni poteri economici, ma mettendo appunto a rischio l’obiettivo comune che insieme tutte le forze politiche di tutto l’arco costituzionale avevano deciso con l’avvio della candidatura olimpica. Una decisione unilaterale, contro un grande processo nazionale.

Poi c’è il problema economico e urbanistico insieme. Il Sindaco ha annunciato una serie di cifre a nostro modesto parere totalmente iperboliche: 800 milioni di euro di giro d’affari nazionale – di recente addirittura accresciuto a 1 miliardo, in una dichiarazione del sindaco-; 160 milioni di incentivi privati per la prima edizione; 9.800 nuovi posti di lavoro; 324.000 turisti in più da 18 Paesi; 199 milioni di nuove entrate (ripartite tra 69 milioni di Iva, 116 di imposte dirette, 14 regionali); 1.300.000 visitatori previsti.  Sono cifre totalmente fantasiose. Basti pensare che la Camera di Commercio di Monza ha comunicato che l’ edizione 2009 del Gp di Monza ha fruttato solo 70 milioni di cui circa 30 di indotto turistico, 37 milioni di ricadute economiche sul settore «motori» e 4 milioni e mezzo di benefici per allestimenti, comunicazione, spedizioni, impianti e facchinaggio. Dunque 15 volte meno del miliardo azzardato dal Sindaco di Roma.

L’operazione deve certamente prevedere dei finanziamenti pubblici ed infatti la Presidente Polverini ha già dichiarato che aiuterà con delle risorse economiche proprio quando sta chiudendo tanti ospedali per mancanza di fondi. Anche il Comune dovrà necessariamente stanziare risorse per tutte le spese che gli competono: dagli straordinari per tutti quei dipendenti comunali che dovranno garantire la sicurezza, la vigilanza, la mobilità alternativa fino a tutto il complesso di azioni dovute ad accogliere in modo efficiente tutto l’enorme apparato di una formula1 che si muoverà per la città. Si cerca di giustificare gli eventuali costi pubblici con la dichiarazione che comunque il Comune vedrà una ricaduta economica dal fatto di attrarre turisti e che saranno aumentati i posti di lavoro.

Ma anche ammettendo per assurdo che quelle cifre di fatturato dell’evento siano verosimili -e non lo sono- il Sindaco dimentica una cosa banale: all’amministrazione comunale, cioè a tutti noi, a Roma di tutta questa solfa non entra nenache un centesimo, anzi l’amministrazione avrà solo maggiori spese a fronte di nessuna entrata. Se vedete l’iperbolica ricostruzione della tassazione sono tutti flussi che vanno allo Stato o alla Regione, che notoriamente da 20 anni non trasferiscono più nulla agli enti locali. Dunque di quella presunta fantasmagorica ricchezza l’amministrazione capitolina non avrà nulla, ma in compenso i cittadini di tutta Roma, non solo quelli dell’Eur, (uno che lavora all’Eur ma che vive a Talenti non conta?) avranno, per almeno un mese e mezzo all’anno, più disagi a fronte di nessun beneficio. Questo stravolgerà il quartiere, perchè molte aziende che oggi operano lì cominceranno a ritenere quella zona non più adatta ai loro affari, per i disagi prodotti e dunque cominceranno a pensare di spostarsi, come è già successo altrove. Dunque stravolgimento urbanistico e funzionale del quartiere.

Il Sindaco dice che i privati metteranno 160 milioni di euro per accompagnare l’iniziativa. A fronte di che cosa lo faranno, quale è il ricavo che avrebbero dall’investimento? Non c’è dubbio che sono i progetti di nuovi insediamenti e di nuove cubature sull’area.

Riprendo il allora il problema urbanistico. Il quartiere dell’EUR è stato pensato da Marcello Piacentini con un progetto urbanistico unitario in cui ogni edificio, ogni piazza interagiva con gli altri monumenti costituendo spazi e visuali architettoniche famose in tutto il mondo.  I progetti proposti da “Roma Formula Futuro S.p.A.” (la società di Flammini) si andrebbero ad aggiungere a tutte le edificazioni che negli scorsi decenni lo hanno via via snaturato. Il progetto prevede la costruzione di nuove cubature lungo via delle Tre Fontane di circa 100.000 metri cubi che conterranno abitazioni, residence, uffici, spazi commerciali, per la ristorazione e le attività per il tempo libero. Si edificherebbe in aree che il nuovo piano regolatore non destinava a palazzi e si andrebbe ad aumentare sull’EUR i pesi urbanistici, già ora non sostenibili specie per la mobilità. Dunque un impatto ambientale notevole, altro che Gran premio “green”.

Poi c’è il problema dell’ara del Luna park, chiuso già da tempo, in area di propietà dell’Eur S.p.a., utile alla alla valorizzazione delle nuove costruzioni, con un bando già espletato ed annullato.

Noi siamo d’accordo a riempire di cubature l’area delle Tre Fontane per sempre per far fare un GP che oggi e i prossimi anni c’è e domani chissà?

Poi ci sono le promesse infrastrutture per la mobilità. Anche qui partiamo male perchè registriamo innanzitutto la smentita più cocente: quella che il rifacimento del dissestato cavalcavia della Cristoforo Colombo con il nuovo ponte su via delle Tre Fontane non fa più parte delle opere che dovevano realizzare i privati in cambio del premio per le loro cubature, ma viene dato in carico alle cubature che si realizzeranno all’ex Velodromo aumentando lì il carico urbanistico. In cambio verrà realizzato il collegamento viario tra i due rami del circuiti, opera inutile e dannosa per il futuro certo degrado visto che non servirà alla mobilità del quartiere.

Il problema ambientale. Verranno perdute alcune parti del parco per la costruzione del tratto viario di collegamento che serve a dare continuità al circuito, da una nuova rampa e da alcune aree per parcheggi ed inoltre non è stato chiarito ancora dove saranno localizzati i circa 30.000 spettatori (ma saranno certamente di più) previsti nel parco. A nessuno interessano le questioni dell’impatto acustico e nè dell’inquinamento delle centinaia di camion che gireranno per un mese e messo in città e del caos che produrranno, ma ahimè ci sono anche quelle da considerare.

Si propinano continuamente i benefici che verranno dalla realizzazione di questo evento ed è vero che alcune opere saranno le benvenute– Il potenziamento della zona sportiva per i paraplegici, la riqualificazione dell’intera area sportiva delle Tre Fontane che perderà però due sue aree destinate alla costruzione dei due edifici privati di circa 50.000 metri cubi, la recinzione del parco che è comunque un obbligo per la sicurezza durante la gara.

Ma a chi porterà profitti veri questa vicenda lo si sa bene. Ad Ecclestone per il suo benestare e per la gestione dei profitti derivanti dagli sponsor e dai diritti televisivi. A coloro che costruiranno e poi venderanno le superfici molto appetibili visto il luogo. Al Coni che senza mettere un euro gestirà, anche con attività commerciali un’area sportiva riqualificata e potenziata. Ed infine alla “Roma Formula Futuro” spa che sta gestendo tutto attraverso la FG Group alla quale il Comune dovrà corrispondere un contributo di concessione costituito in parte dal trasferimento in proprietà di diritti immobiliari per un valore di 70 milioni di Euro, tale da consentire la realizzazione degli interventi edilizi previsti nel progetto, e in parte dal pagamento di un contributo in denaro di importo pari a 30 milioni di Euro. Il valore delle aree che saranno trasferite in proprietà a RMF a tale titolo (70milioni di Euro )dovrà essere al netto di imposte e tasse (ivi compresa l’IVA) e quindi non includere gli oneri fiscali a carico del Comune ai sensi di legge.

Ma i cittadini in tutto questo che c’entrano? Che ci guadagnano? Come vorrebbe redistribuita sulla città la ricchezza che l’evento dovrebbe portare? Se addirittura questo dovesse mettere a repentaglio la candidatura di Roma alle Olimpiadi ne varrebbe la pena? Guardando al rapporto costi benefici siamo davvero sicuri che l’operazione sia in attivo?

Qualche autorevole esponente del PD ha criticato la scelta de Pd di Roma di fare il referendum il 17 e 18 dicembre, perchè sarebbe un insulto al Sindaco che attraverso la proposta di referendum avrebbe dimostrato un’apertura. Non credo che con quella proposta Alemanno volesse aprire un dialogo, anzi. La volontà era proprio quella di chiudere un dialogo istituzionale. Quando si ricorre ai cittadini attraverso uno strumento di democrazia diretta, nella sostanza si chiude il processo istituzionale e ci si rivolge al popolo sovrano, di solito. La volontà del PD è e sarà sempre quella di cercare un confronto serio, senza retrocedere rispetto alla denuncia degli aspetti poco trasparenti o non convincenti delle vicende amministrative, come questa. In un grande dibattito trasparente e pubblico, ma soprattutto maturo. Dove costi per la città e benefici alla città vengano messi seriamente sui due piatti della bilancia. L’Alemanno che dice facciamo il referendum, sta dicendo: se vincono i sì, a prescindere se la cosa conviene o no, la faremo. Allora, se consentite, la risposta del PD di fronte a questo affronto non può che essere il referendum lo proponiamo noi e se vincono i no, se ne prenda atto e si receda da questo assurdo e dannoso progetto.

Lascia un commento 7 dicembre 2010

Intervento di Eugenio al congresso di Roma del PD

Innanzitutto vorrei ringraziare tutti gli iscritti del Partito Democratico. In questa corsa congressuale ho girato per tantissimi circoli, dal centro alla periferia, da quelli aziendali a quelli storici, ho trovato sempre partecipazione, disponibilità e, nei tanti che neanche mi conoscevano attenzione a comprendere le ragioni altrui, un punto di vista diverso, non necessariamente nemico, avversario, appunto diverso. Ed è forse in questo confronto, nella consapevolezza che occorrono più punti di vista e poi nuove sintesi e nuove idee che trovo il lato più positivo di questo congresso.

Per quanto mi riguarda sono uscito arricchito da questa esperienza, ho imparato a conoscere meglio questo partito e tanti di voi. Di questo vi ringrazio. Davvero. Grazie.

Che è poi il nostro primo congresso e proprio per questo sapevamo che non sarebbe stato né semplice né automatico. Ed è nelle cose che non hanno funzionato che dobbiamo lavorare tutti insieme…..Non nasconderci i problemi  e soprattutto discuterne all’interno.

Non farne un pretesto di lotta politica interna…. è già un modo per superarli e per recuperare consapevolezza del nostro ruolo e della missione del PD.

Dobbiamo dircelo con franchezza: le difficoltà del PD nazionale le abbiamo trovate anche qui. Un eccesso di frammentazione in correnti, a volte personali; accanto a circoli straordinari per vivacità, tanti circoli ricchi di voti e poveri di discussione; una competizione locale non sempre motivata da punti di vista politici chiari, ma da antiche competizioni mai risolte. Sono problemi politici che esistono, che hanno vissuto anche in questo congresso e che dobbiamo superare.

Ma soprattutto abbiamo ereditato un deficit di dibattito politico e di analisi della situazione della nostra città.

Dobbiamo uscire rapidamente da una discussione tutta interna e affrontare la realtà che ci circonda. Io credo che molti dei nostri difetti, derivino proprio da questo deficit che è poi un difetto di politica.

E cosa accade?

Che rifuggendo dal confrontarci sulle questioni di merito, sulle grandi questioni che la crisi impone alla città, si finisce per delegare tutto alla competizione personale, alla ricerca faticosa dell’equilibrio tra componenti nel quale nessuno si salva, tutti diventiamo più poveri e meno appassionati.

Un filosofo, Baruch Spinoza (sono avvocato ma ogni tanto anche io mi concedo qualche lettura), diceva che il potere, quello con la p minuscola, si nutre di passioni tristi. Ecco noi dobbiamo ritrovare passioni vere, senza le quali non è possibile trasmettere passione ai nostri iscritti e ai nostri concittadini, e chiamarli a concorrere per trasformare questa città, avere la loro stima e con essa il loro consenso.

Proprio per questo di fronte a chi chiedeva la sospensione del congresso o, peggio, la sua delegittimazione ho ritenuto che fosse un grave errore e un danno. Non per interesse personale – mi era chiaro che i numeri non erano dalla mia parte – ma: prima di tutto per un problema di responsabilità e di regole delle quali ero consapevole e che non possiamo invocare solo quando sono a noi favorevoli; ma soprattutto perché credo che ci occorresse più congresso, più discussione, più confronto.

Se mi consentite un paragone con le vicende nazionali: più che difendermi dal congresso ho preferito difendermi nel congresso e promuovere le mie idee dentro il campo piuttosto che riprendermi il pallone e andarmene. Come si faceva da ragazzini nel campo parrocchiale.

Perció nel congresso.

Dopo di che il voto libero degli iscritti e un vincitore legittimo: Marco Miccoli al quale faccio i complimenti e gli in bocca al lupo sinceri di buon lavoro per il nostro partito e per tutti noi. In definitiva meglio un congresso e una discussione, anche con qualche difetto, piuttosto che nessun congresso e nessuna discussione.

E vivaddio! In questo congresso c’è stata discussione su due piattaforme vere, diverse ma non in contrapposizione. Perfino complementari in alcuni punti. Ho cercato di parlare di grandi trasformazioni della città, di cambiamenti climatici e green economy, di mobilità e urbanistica, di qualità della vita e sostenibilità, di nuove povertà e di nuovi diritti, del senso profondo della vocazione maggioritaria intesa come sintesi dei diversi interessi presenti nella società da quelli del precario a quelli dell’imprenditore, da quelli del libero professionista a quelli del pubblico impiego.

Ed ho tentato di fare ció, perchè la sfida che abbiamo davanti riguarda la crisi che la città e la società stanno attraversando. A questa crisi la cultura di destra, prima ancora che l’amministrazione Alemanno, hanno dato risposte che non fanno intravedere alcuna via d’uscita al declino al quale Roma sembra avviata. La farsesca mangiata di polenta e amatriciana di Piazza Montecitorio non è che un elemento simbolico di questa incapacità e di un’idea regressiva del ruolo della capitale.

Alla crisi – che è economica, ma anche morale – la risposta è quella di accentuare le paure, far leva su di esse. Accarezzare il pelo agli istinti regressivi, salvo poi lamentarsi dell’indifferenza, anzi dell’insensibilità dei passanti di fronte al corpo della povera infermiera rumena riversa sul pavimento della stazione della metropolitana. Ma è proprio quella politica a produrre indifferenza, paure e anche a legittimare aggressività.

Così abbiamo una città non solo ferma, priva di progetti, ma anche più impaurita. Nella quale le aggressioni si succedono alle aggressioni, come nei casi di manifesta omofobia, mai così numerosi.

L’altra risposta è quella di accontentare le singole corporazioni facendo intendere a tutti che la nostra comunità diviene la somma di tante corporazioni senza che si intraveda mai uno straccio di interesse generale e dunque di sintesi. E’ così che anche la questione morale riesplode – come denunciato dal nostro gruppo comunale. Comportamenti che risiedono nell’arroganza e in un’idea proprietaria e mercantile della cosa pubblica. Occorre opporsi a questa deriva, per questo la denuncia è tanto indispensabile che non posso che ringraziare tutti il gruppo capitolino che sta combattendo una battaglia fondamentale contro il saccheggio delle aziende pubbliche in particolare dell’Atac: in particolare faremo ringraziare Massimiliano Valeriani e Daniele Ozzimo Dobbiamo sostenere ed appoggiare l’azione del gruppo capitolino.

Ma sappiamo che non basta. Il rischio è che senza un’alternativa e in una crisi che colpisce tanto il ceto medio quanto i ceti popolari prevalgano ancora più paure, corporativismi, ci si abitui al declino e la città si rassegni all’idea che la politica non serve ad arrestare il declino e a cambiare le cose e che dunque è meglio l’egoismo o prendersela con gli ultimi arrivati.

La generazione che ci ha preceduto aveva elaborato idee che si erano rivelate vincenti e innovative: le novità nella mobilità urbana, la cura del ferro, il sistema dei parchi, la partecipazione alle battaglie ambientali, l’idea che la solidarietà sociale non è assistenza ma un elemento fondamentale della cittadinanza, la cultura come motore dello sviluppo e dell’identità, il tentativo rendere efficiente la macchina amministrativa…i controlli (e i codici etici) sull’operato delle aziende pubbliche (il contrario di quanto fatto da Alemanno).

Ora la crisi ci chiede di elaborare nuove idee, proposte, di incalzare Alemanno su questo.

Ed è questo il compito che ci attende: dal tema dello sviluppo e della crescita legate alla qualità della vita, dall’istruzione al modello di welfare.

E’ qui che le culture che hanno dato vita al Pd possono dare il meglio. Marco ne ha già parlato, ma nella mia proposta ho trovato l’aiuto dei popolari di Roma, che hanno deciso di combattere questa battaglia insieme a me lealmente. Non solo lealmente nei miei confronti ma lealmente nei confronti del PD e di questo ne va tenuto conto, perchè il rischio di fare di tutta un’erba un fascio, di mettere tutti nello stesso calderone è un rischio dal quale rifuggire. L’esperienza di questo 17% è straordinariamente nuova e straordinariamente positiva per questo: perché ha messo insieme due storie diverse ne ha fatto sintesi, risultato politico e numerico. Stando insieme si puó persino scoprire che le culture del cattolicesimo democratico, quella ecologista, riformista o delle battaglie per i diritti dei migranti sono complementari e tutt’altro che in contrasto. Che concorrono insieme a fare il Pd.

Ma mi fermo qui, non debbo fare un’altra relazione dopo quella del segretario. Non è nel mio stile né è il mio intendimento.

Marco ha usato parole sul nostro confronto del quale lo ringrazio. E le ricambio con la stessa intensità.

Ha anche accennato una proposta di collaborazione per il futuro.

Il ruolo di garanzia è un compito che ritengo fondamentale per la costruzione del PD di Roma.

Garanzia non significa la gestione burocratica e notarile del dibattito che significa poi rimandare tutto a infiniti caminetti incapaci di rendere pubblica e produttiva la nostra discussione.

Il ruolo di garanzia significa garantire a tutti l’accesso alla vita del partito. Nelle questioni interne come nel dibattito pubblico. Proprio a tutti, anche alla minoranza più piccola.

Perché anche chi è in minoranza è fondamentale alla vita di un organismo collettivo. E anche chi si trovasse in minoranza può portare idee vincenti e maggioritarie che come tali vanno accolte e valorizzate. Questo almeno l’ho imparato da quella cultura ecologista, una volta minoranza e che oggi è patrimonio fondante del PD.

Personalmente auspico la più larga unità, che è quello che ci chiedono i nostri elettori. Ma anche chi si trovasse temporaneamente in minoranza si deve poter sentire fondamentale alla vita del partito. Non dobbiamo avere paura di questo. Perché è questo che ci divide da Berlusconi e dal suo modello. Quell’idea che chi non è d’accordo con il capo se ne deve andare. Come nel caso di Fini. Ma è anche per noi necessario capire che va interrotta una dialettica sbagliata in origine per la quale se ci si trova in minoranza su un voto, una competizione o una proposta, immediatamente deve scattare la minaccia della scissione o della fuga. L’unità si costruisce così: con il rispetto di tutti maggioranze e minoranze, punti di vista e regole.

Spesso ripetiamo, anche con un po’ di retorica, che il momento è drammatico: per il paese, per la nostra società e per tante famiglie, per tanti lavoratori, per le imprese, i lavoratori autonomi e per tanti giovani. Ed è vero il momento è drammatico. Forse è arrivato il momento di essere consapevoli delle responsabilità che ci spettano.

E, allo stesso identico modo di come ho fatto candidandomi contro ogni pronostico, di fronte alle responsabilità non mi sono mai tirato indietro, non ho intenzione di farlo certo adesso.

Marco, tu hai detto di voler cambiare pagina, noi ti crediamo e per questo ti daremo una mano a farlo.

Lascia un commento 6 dicembre 2010

Tevere, Patanè (PD): «Alemanno è rimasto a Ponte Milvio»

(OMNIROMA) Roma, 02 dic – «Ricordiamo ancora l’immagine di due anni fa del sindaco Alemanno che, cappello in testa, controllava il livello del Tevere a Ponte Milvio. In questi due anni, considerando che nulla è cambiato, viene da chiedersi: cosa ha fatto il primo cittadino? È rimasto sul ponte a guardare la piena?». Lo dichiara, in una nota, Eugenio Patanè, esponente del Pd romano.

«In tutto questo tempo – prosegue Patanè – ci sembra che nulla o quasi sia stato fatto per impedire al fiume di superare i livelli di guardia. L’amministrazione comunale, soprattutto in considerazione dei cambiamenti climatici di questi ultimi anni, che generano intere settimane di nubifragi che paralizzano la città e portano il Tevere e i suoi affluenti a superare spesso il livello di guardia, aveva il dovere di reperire i fondi necessari a costruire quelle infrastrutture indispensabili per garantire la sicurezza del territorio e dei cittadini».

«Mi riferisco, ad esempio, al mancato accordo con la Regione per le concessioni sui galleggianti, che la Protezione Civile giudica fondamentali ai fini della sicurezza degli argini; ai fossi d’acqua, il cosiddetto reticolo secondario, che attraversano Roma e che, a causa della scarsa manutenzione, generano continui allagamenti. Il sindaco, peraltro, si sarebbe dovuto attivare con le autorità e le istituzioni dei paesi limitrofi per la costruzione di bacini di esondazione nei comuni a nord di Roma, come Monterotondo, e avrebbe dovuto spingere affinché si costruissero efficaci sistemi di dighe in corrispondenza degli affluenti del Tevere, come ad esempio il Paglia, che avrebbe bisogno di una diga all’altezza di Torre Alfina».

«Niente di tutto ciò – conclude Patanè – è stato messo in opera dal Sindaco e dalla Giunta capitolina e così, a distanza di due anni, ci ritroviamo il Tevere a rischio esondazione, con tutto ciò che ne deriverebbe sia a livello di disagi per i cittadini che per i danni incalcolabili alle coltivazioni»

Lascia un commento 3 dicembre 2010

Nota del Comitato per Eugenio Patanè segretario

COMUNICATO STAMPA

“I dati del congresso del Pd di Roma, (mentre mancano alla verifica finale non più di cinque o sei circoli), confermano il buon risultato della Lista ‘Nuovi colori per Roma’ che appoggiava la candidatura di Eugenio Patanè, che ottiene il 17 % dei voti e che risulta la seconda lista congressuale dopo quella Per Miccoli e davanti a Rigenerazione Democratica, Democrazia Popolare per Corsetti e Cambia l’Italia”: lo si legge in una nota del Comitato per Eugenio Patanè segretario.
“Nuovi colori per Roma è, senza forse, la vera novità che il congresso consegna al Pd romano. Un particolare ringraziamento lo vogliamo esprimere ai protagonisti di questo risultato: ai Popolari di Roma che hanno confermato il proprio importante radicamento politico nella città e alle altre culture politiche (come gli ambientalisti, ai militanti per i diritti civili, ma non solo loro) che riconoscendosi nella candidatura di Patanè hanno ripreso voce e protagonismo attraverso questa iniziativa politica”.

Lascia un commento 1 dicembre 2010

“Ferma condanna per raid contro Circolo Pd Alessandrino”

COMUNICATO STAMPA

“Il raid di questa notte contro il Circolo Pd Alessandrino, con la rottura dell’insegna e della bacheca e le scritte di stampo nazi-fascista sulle mura esterne, rappresenta un grave atto criminoso ostile ad ogni basilare principio democratico”: lo dichiara, in una nota, Eugenio Patanè del Partito Democratico.
“Nel manifestare ferma e totale condanna per un’azione contraria alle fondamentali regole della civile convivenza – conclude Patanè – esprimo solidarietà e vicinanza al Coordinatore del Pd del VII Municipio, Armilla Berchicci; al Coordinatore del Circolo Roberto Silvestri e a tutti gli iscritti per il grave episodio che li ha riguardati e che li danneggia, non soltanto a livello morale, ma anche a livello economico considerando l’autofinanziamento effettuato recentemente per l’installazione dell’insegna e della bacheca”.

Roma, 30 novembre 2010

Lascia un commento 1 dicembre 2010

Pd Roma: Patanè, “Per nostra lista un risultato straordinario”

“Nel congratularmi con Marco Miccoli, che sarà chiamato a guidare il Pd romano, non posso che esprimere grande soddisfazione per il nostro straordinario risultato: senza avventurarsi in percentuali, per le quali aspettiamo il conteggio ufficiale, posso dire che con oltre 2.000 voti la nostra è la seconda lista dopo quella ‘Per Miccoli Segretario’”. Lo dichiara, in una nota, Eugenio Patanè, candidato alla segreteria romana del Pd.

“Non siamo né dissidenti, né ex di qualcosa, né l’ennesima sottocorrente: siamo liberi-liberi (detto due volte, perché una sola non basta). Ringrazio il drappello di uomini e donne che mi ha accompagnato in questa corsa. Non è un caso che ho chiamato la mia lista ‘Nuovi colori per Roma’: ecologisti, persone provenienti dalla cultura dei diritti e delle garanzie, dalla cultura popolare e da quella di sinistra. Fondamentale, poi, l’apporto di tanti giovani democratici i quali hanno rappresentato, a mio avviso,  la vera novità di questo Congresso”.

“La nostra battaglia – prosegua Patanè – andrà avanti oltre il Congresso, perché un partito non può vivere solo di conte interne, ma deve necessariamente affrontare le questioni di merito e confrontarle nel vivo della società: solo così la proposta del Pd alla città può divenire qualcosa di concreto e può riattivare le energie necessarie per arrestare il declino al quale la giunta Alemanno sta consegnando Roma. Solo con nuove idee e nuove proposte sarà possibile battere l’attuale sindaco. La città è ferma e per uscire dalla rassegnazione occorre entusiasmo. Sono soddisfatto, al di là dei consensi ottenuti, perché siamo riusciti a cogliere l’occasione di questo appuntamento per  parlare ai nostri iscritti di questi temi,  laddove è stato possibile”.

“Collaboreremo in tutte le sedi con il nuovo segretario sul terreno delle proposte, delle questioni di merito e sulle nuove istanze provenienti dalla società. Se invece il Congresso dovesse risolversi in un faticoso tavolo di compensazioni tra innumerevoli correnti locali o nazionali – conclude Patanè – continueremo la nostra battaglia così come l’abbiamo condotta sinora: con lealtà, senza spirito distruttivo, ma con intransigenza”.

Lascia un commento 29 novembre 2010

Ambiente: “Sulle auto elettriche Alemanno dia l’esempio”

COMUNICATO STAMPA

“Sull’utilizzo della auto elettriche il sindaco Alemanno e l’Amministrazione comunale tutta dovrebbero iniziare a dare l’esempio e non limitarsi a generiche dichiarazioni di intenti che poi rimangono, sistematicamente, lettera morta”: lo dichiara, in una nota, Eugenio Patané, candidato alla segreteria romana del Partito Democratico.
“Alemanno, proseguendo l’ormai famigerata politica degli annunci-spot – prosegue Patanè – oggi ha comunicato trionfalmente ai cittadini romani, in occasione della presentazione di un’auto ecologica, il presunto impulso che l’amministrazione darà all’utilizzo della auto elettriche nel centro della città”.
“Le parole di Alemanno, come al solito, ci sembrano l’ennesima promessa fine a se stessa: basti vedere la realtà della città, dove non v’è traccia alcuna di auto elettriche e di provvedimenti che ne agevolino l’utilizzo: ad esempio, permessi speciali e colonnine di ricarica pubblica, in centro e in periferia. Il Sindaco e gli altri membri dell’amministrazione comunale, anziché limitarsi ad annunciare svolte imminenti, dovrebbero iniziare a dare l’esempio utilizzando delle auto elettriche per i loro spostamenti. In barba ai tanti annunci, infatti, gli unici mezzi ecologici che sono attualmente a disposizione del Campidoglio, per il Centro Storico, sono quelli risalenti addirittura alla prima giunta Rutelli: quelli dell’Ama e i minibus ‘117’ e ‘119’”.

Roma, 26 novembre 2010

Lascia un commento 29 novembre 2010

ATAC: “Alemanno si sveglia dopo il grande sonno”

COMUNICATO STAMPA

“Ringraziamo la stampa che oggi, parlando della disastrata situazione dei conti ATAC, ha destato il sindaco Alemanno dal grande sonno”: lo dichiara, in una nota, Eugenio Patané, candidato alla segreteria romana del Partito Democratico.
“Da oltre due anni e mezzo – prosegue Patanè – denunciamo le gravissime lacune della gestione dell’ATAC, da parte dei vertici nominati dall’attuale sindaco: dalle numerose e ingiustificate assunzioni alle consulenze d’oro (in primis quella dell’ad Bertucci); dalla carenza di autisti all’allontanamento di quadri e dirigenti di comprovata esperienza. Tutte scelte, assolutamente scriteriate, che hanno fatto letteralmente sprofondare l’ATAC, un’Azienda  che ha perso nel 2010 circa 2 milioni di km di corse causando, inevitabilmente, un ingente danno al servizio”.
“Ed oggi – conclude Patanè – con i libri contabili ad un passo dal tribunale fallimentare, cosa fa il sindaco Alemanno? Si risveglia improvvisamente e ci illumina dicendo che ‘La situazione è molto dura e che ci vogliono interventi seri di ristrutturazione e di efficientamento’. In realtà l’unica mossa utile per il bene di questa città sarà quella di liberarsi dall’attuale giunta e da un primo cittadino che sta facendo sprofondare la Capitale d’Italia ad ogni livello”.

Roma, 25 novembre 2010

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