Roma quasi come Genova

17 novembre 2011

Genova non è lontana da Roma. A Roma dall’antichità ad oggi si sono verificate 132 inondazioni l’ultima delle quali neldicembre 1937 (con una portata di 2750mc/sec e un’altezza di 16,84m).

Quella più alta mai registrata avvenne nel dicembre 1598 (portata di 4000mc/sec e un ‘altezza di quasi 20 metri) durante la quale crollarono tre arcate di ponte senatorio che non furono pù ricostruiite e quindi ribattezato dai romani “Ponte rotto”. Ma quella ricordata con il maggior numero di lapidi è l’inondazione del dicembre 1870 (con una portata di 3300mc/sec e un’altezza di oltre 17m) che costrinse Vittorio Emanuele II a venire a Roma per la prima volta in treno da Firenze l’ultimo giorno dell’anno. In memoria di tutte le varie inondazioni, oltre alle numerose lapidi in giro per la città, c’è la colonna del Porto di Ripetta.

Le cause che hanno reso Roma così vulnerabile nei confronti del Tevere sono di natura diversa:

1) la estrema variabilità della portata d’acqua del Tevere che in media si attesta sui 240 mc/sec e che può però  arrivare a casi in cui (come nel 1598) sale a 4000mc/sec;

2) Le due grandi anse del Tevere dentro Roma sono un problema (quella tra Ponte Faminio e Ponte Risorgimento, e quella tra Ponte Cavour e l’Isola Tiberina) perchè il fiume in piena tende a tagliare e cerca un percorso più dritto possibile dunque dentro la città;

3) la scarsissima pendenza dell’alveo del fiume (Roma nel più alto a Monte Mario misura 181m sul livello del mare e in quello più basso al pantheon 12m) non favorisce il deflusso delle acque;

4) due ponti Ponte Milvio e Ponte S.Angelo costituiscono due veri e propri tappi per il deflusso delle acque in situazione di piena. Oggi più Ponte Milvio a dire la verità che è il primo che il fiume incontra. Sono delle vere e proprie dighe dentro la città.

5) Alcuni affluenti del Tevere nel letto alto in particolare il Paglia hanno dei letti particolarmente impermeabili, dunque più piove su, più l’acqua arriva a valle perchè non riesce ad essere drenata dal terreno del letto degli affluenti (le morie dei pesci avvengono non per l’acqua inquinata ma per la carenza di ossigeno nell’acqua);

6) I bacini di esondazione a nord di Roma nella zona di Monterotondo non sono sufficienti e vanno ampliati e riqualificati.

7) riqualificare da subito e riorganizzare il sistema idraulico secondario di Roma mai ripensato da nessuno.

8) oggi con un problema in più rispetto ad inizio secolo: i cambiamenti climatici rendono le precipitazioni molto più copiose di un tempo come si è visto a Genova.

Se la piena del 1937 non fece i disastri del 1870 lo dobbiamo solo a uno statista lungimirante che decise di investire su Roma affidando a progettisti capaci il compito di redigere un piano idraulico che mettesse in sicurezza Roma. Quello statista si chiamavaGiuseppe Garibaldi che nel 1875 spinse il Parlamento a finanziare l’opera e quel progettista si chiamava Raffaele Canevari che fece costruire i muraglioni in travertino che noi conosciamo, che includevano i lungotevere, sotto i quali vennero relizzati i collettori che raccoglievano l’acqua delle fognature (che prima andavano direttamente nel fiume) convogliandola e portandola più a valle.

Ecco oggi direi che invece di un Governo finito, di una Presidente della Regione immobile e soprattutto di un Sindaco finto che col cappelletto va a Ponte Milvio ogni volta che si alza il livello del fiume o si siede a far bella mostra nella sala di controllo della protezione civile, noi avremmo bisogno di uno statista vero che si occupasse di almeno 5 cose prioritarie:

1) si adoperi presso affinchè le competenze sul fiume così frammentate che vedono almeno 12 enti diversi (dall’Autorità di Bacino, all’Ardis, ai Comuni, ai diversi assessorati delle Regioni, etc.) agire sulla politica fluviale ed idraulica del Tevere possano essere accorpate in modo da avere decisioni più semplificate e snelle;

2) costruire dei sistemi di dighe sugli affluenti del Tevere che drenano più difficilmente acqua;

3) ampliare e riqualificare i bacini di esondazione a nord di Roma;

4) si è parlato molto nella tragedia di Genova del “tappo” costituito dagli archi del ponte della ferrovia di Brignole che avrebbeero fatto esondare il Bisagno e il Rio Fereggiano. Anche Roma ha il suo “tappo” che Ponte Milvio: ci si occupi di progettare dei sistemi idraulici che alleggeriscano la pressione in quel punto e a Ponte S. Angelo.

5) il rifacimento e la riprogettazione di tutto il sistema idraulico secondario di Roma.

Costo almeno 300 milioni di euro.

E’ utopia tutto ciò? E’ chiedere troppo dopo Genova? Dalle simulazioni fatte dall’Ardis se ci fosse oggi la piena del 1937 il Tevere inonderebbe Roma a destra fino a PIazza Mazzini e a sinistra fino a Piazza del Popolo. Ah dimenticavo la ciclicità è di circa 100 anni, dunque ci siamo quasi.

E allora perchè non si fa? Per incapacità, per ignoranza, per incuria e anche perchè sapete come il popolo romano ha ringraziato l’ingegner Canevari per aver salvato Roma? Dedicandogli una piccola stradina sulla Salaria vicino Monterotondo e quando sento che vengono dedicate strade e piazze, monumenti e giardini “alla qualunque”, mi viene un po’ da riflettere.

E scusate lo sfogo.

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