Pd, Eugenio Patanè ad Affaritaliani: “La destra si è occupata solo di potere”
31 dicembre 2010
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di Claudio Roma
Dall’inizio di dicembre Eugenio Patanè è il presidente del Pd romano e, insieme al segretario Miccoli si è preso sulle spalle il fardello di un partito in cerca ancora di un’identità precisa. E alle prese con due problemi: la perdita di contatto con l’anima Popolare, culminata con l’addio del senatore Milana passato all’Api e la forte opposizione interna del senatore Lucio D’Ubaldo, neo picconatore. Insomma, la crisi che aveva portato al commissariamento non sembra archiviata.
Patanè sceglie Affaritaliani.it per un’analisi del 2010. Partendo dal “nemico numero uno”, la Giunta Alemanno, e dal bilancio di ciò che è stato fatto.
Avvocato Patanè che cosa non è stato fatto secondo lei dalla maggioranza capitolina?
“Semplice. Parlare al disagio che vive la città e mettere in campo politiche per alleviarlo. Un disagio che colpisce trasversalmente l’imprenditore, il professionista, il precario, il giovane non occupati, i pensionati, gli studenti. Disagio al quale questa destra non solo non ha saputo dare una risposta, ma al quale ha voltato le spalle occupandosi di come meglio accaparrare per sé spazi di potere. Parentopoli, ampiamente trattata da “Affaritaliani”, non è nient’altro che questo: la prova del nove del rifiuto cronico di occuparsi degli interessi generali, e curare invece in modo scientifico quelli particolari, privati. Di questo se ne sono resi conto tutti. Il rapporto della destra con gli imprenditori sani e illuminati di questa città o che guardano a Roma, anche quelli che avevano creduto per un istante a questa Giunta, è definitivamente compromesso. Alemanno si limita a dialogare con pezzi omogenei ai suoi mondi e ai suoi metodi, destrutturando un sistema di pari accesso alle opportunità che la città offre. Ce ne accorgiamo sulla vicenda Acea, sulla vicenda metro B, sulla vicenda Formula 1 e su tante altre”.
Quale sarà il ruolo del PD nel 2011?
“Al Pd il compito in questi anni di riprendere in mano la tavolozza dei colori e riniziare a dipingere un quadro di città inclusiva e aperta che tutti possano utilmente concorrere a far crescere e sviluppare. Una città a tinte vive, che escano dal grigiore della destra. Una città nella quale non ci siano figli e figliastri, dove tutti siano utili e soprattutto dove tutti i partecipanti partano dalla stessa linea di partenza. Nessuno più avanti, nessuno più indietro”.
Con quale coalizione?
“Prima dobbiamo dipingere il nostro quadro da mostrare e offrire alla città, cioè maturare una idea di riforma collettiva dell’area urbana, attivando tutte le energie positive, vive e vivaci. Ascoltare, studiare, proporre. Poi dobbiamo portarla sul piano politico. Solo poi potremo tentare di individuare una coalizione omogenea a quell’idea. Un sistema di alleanze non necessariamente plasmato su quello del livello nazionale. Roma ha una sua autonomia perché vive una realtà particolare non paragonabile a nessuna area urbana del nostro paese ed è naturale che questo abbia delle conseguenze anche sul piano politico”.
Avete avuto ammutinamenti interni però, pensi al senatore Milana e ai suoi che sono andati all’Api…
“Milana è un caso particolare, che dispiace, ma personale. Sono contento per lui, altri partiti gli offriranno le opportunità che il Pd non era più in grado di offrirgli. Il fatto che per sua stessa ammissione abbia incontrato diversi leader politici, e poi abbia scelto dove accasarsi, è di per sé garanzia della bontà scelta finale. Ma oltre al passaggio del colonnello, dei suoi capitani (nella istituzioni centrali) e caporalmaggiori (nei municipi) non vedo ammutinamenti in corso. Bisogna stare attenti a non confondere le scelte del personale politico con la base”.
Però anche la base non è contentissima. Non le pare?
“Anche qui non vorrei si confondesse lo scoramento, certe volte la delusione dei nostri iscritti, l’incomprensione di certi passaggi ai quali bisogna dare risposte con la volontà di abbandonare la nave: una volontà che non esiste. Dopo il congresso nel quale hanno votato oltre 12 mila persone, c’è una rinnovata volontà di partecipazione e fiducia nel nuovo corso. Il Pd di Roma sta voltando pagina, proprio rispetto al Pd che aveva guidato Riccardo. E lo sta facendo in modo praticamente unitario con una maggioranza del 90%, sta cambiando se stesso e il suo modo di stare in città, ha rinnovato i propri organismi dirigenti, sta cambiando i propri metodi della politica, a cominciare dalla riscrittura delle regole interne e condivise che fonderanno la comunità democratica di Roma”.
Però il senatore D’Ubaldo non è proprio sulla linea della maggioranza e non manca occasione di bacchettare Miccoli e Zingaretti. Che risponde?
“Sì è vero il senatore D’Ubaldo e la lista che a lui faceva riferimento “Democratici e Popolari” la pensa in modo diverso, ha svolto la sua battaglia congressuale ed ha partecipato al congresso su posizioni critiche. Non vedo nulla di sconvolgente in questo. Anzi è lodevole perché le critiche aiutano a crescere. Il mio compito sarà quello di garantire un confronto virtuoso tra prospettive diverse, di garantire accesso alla vita del partito a tutti tutelandone la possibilità di far valere le loro idee; al tempo stesso mi piacerebbe che si evitassero eccessi come quello di tirare in ballo personalità che nel dibattito interno c’entrano poco e sono state chiamate dai cittadini a svolgere altre ed alte funzioni. Oppure che si evitassero considerazioni illiberali e sconvenienti sulle persone più che sulla politica”
Buon 2011.
“Anche a lei e ai romani. Ne hanno bisogno”
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