Buco? No, disavanzo strutturale

17 giugno 2008

Da qualche settimana sentiamo ripetere questa storia del buco nei conti del Comune di Roma. Alemanno si rivolge al Governo per salvare le casse del Comune, il PDL attacca manifesti in tutta Roma dicendo che Veltroni ha lasciato Roma senza soldi. Può essere vero? Ovviamente non lo è. O per lo meno non è come la destra vuol far credere. Si tratta di una condizione strutturale per tutti i Comuni d’Italia che soffrono di un disavanzo dato da un problema semplice: trasferimento di denaro dagli Enti sovraordinati (Province, Regioni Governo) sempre decrescenti negli ultimi vent’anni, entrate da tassazione cosiddette “flat” (piatte) cioè sempre identiche a prescindere dalle condizioni socioeconomiche della città (così è stata l’ICI, così è l’addizionale IRPEF) e dall’altro condizioni di uscita sempre variabili e crescenti (si pensi all’aumento dei servizi per il numero crescente di turisti, all’aumento del prezzo del gasolio per le aziende del trasporto del Comune, etc). Questo unito ad un grande sforzo per la realizzazione di infrastrutture costosissime per la città: basti pensare ai mutui che il Comune di Roma ha dovuto accendere (come in tutte le buone famiglie si fa quando si acquista una casa più grande) per realizzare le metropolitane B1 e C per circa 1,5 miliardi di euro o per il passante a nord Ovest tutto realizzato con soldi dell’Amministrazione.
Dunque l’allarme della nuova amministrazione è da un lato strumentale perché come al solito tende a dire che quelli che c’erano prima hanno combinato disastri pur sapendo che ciò non è vero, dall’altro potrebbe essere positivo se diventa una rivendicazione fatta nei confronti del Governo tendente a rendere strutturale un meccanismo di entrata commisurata alla capacità produttiva di ogni Comune in attuazione del vero federalismo fiscale ispirato a criteri di solidarietà.
Su tutta questa vicenda per chi si volesse documentare ed avere una cognizione reale della situazione al di là di quello che dice Alemanno, basta leggere la lunga relazione che l’ex assessore al Bilancio del Comune di Roma, Marco Causi, ha redatto sul suo blog (www.marcocausi.it). Relazione assai esaustiva e completa.

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5 commenti Lascia un commento

  • 1. Valentina  |  19 giugno 2008 alle 13:40

    Anzitutto grazie per il chiarimento. Beh, a questo punto è un po’ tutto strumentale, comprese le discutibilissime norme sulla sicurezza, finalmente il Consiglio Europeo ha deciso di vederci chiaro oggi. Spero Hammarberg “tagli le gambe” come lo STAFFETTONE del 14/06.

  • 2. eugenio  |  19 giugno 2008 alle 15:20

    A proposito mi fanno ancora male le gambe… ho riprovato a correre sembravo quello ingessato dalla testa a i piedi nei film degli anni ’20…

  • 3. ciriolina  |  20 giugno 2008 alle 10:20

    Il buco c’è, è innegabile. Forse è debito antico, ma la domanda sorge spontanea: perché le precedenti amministrazioni non ne hanno parlato ? Chi ha sottoscritto i derivati che ingigantiscono il debito di chi li contrae ? Perchè non si è proceduto ad un’opera di risanamento ? La sinistra del “tassa e spendi” non vincerà mai più, caro Eugenio. Occorre procedere ad un profondo rinnovamento del modo di pensare politico a sinistra. Bisogna stare vicini alla gente e alle loro necessità, non offtrire chiacchiere, ma fatti concreti. Sono e rimango di sinistra, della sinistra liberale, liberista, libertaria, ma basta con questo “tassa e spendi”.

  • 4. eugenio  |  20 giugno 2008 alle 11:24

    Ah certo, ma se dici “buco” sembra che qualcuno ha sottratto la cassa ed è scappato. Non è così. Ripeto è una difficoltà di tutti i Comuni d’Italia accresciuta per Roma da 4 fattori: 1) la storica sperequazione a svantaggio di Roma nei trasferimenti erariali procapite (286 euro per abitante contro 321 a Milano nel 2006) e nei trasferimenti regionali per il trasporto pubblico locale (1,5 euro per vettura-chilometro contro 2,2 a Milano); 2) la contrazione dei trasferimenti dallo Stato e dalla Regione, scesi da 1.260 milioni nel 2002 a 990 nel 2007; 3) il fardello di uno stock di debito molto elevato, le cui origini risalgono agli anni ’80 e ’90, quando si ripianavano con mutui le perdite annuali delle aziende del trasporto pubblico. L’amministrazione Veltroni ha ereditato uno stock di debito di poco superiore a 6 miliardi, aumentato fino a 6,85 nel 2007: un aumento inferiore a quello del debito pubblico nazionale e inferiore a quello dell’inflazione. E interamente destinato, a differenza del passato, a investimenti, poichè i costi del trasporto pubblico locale non coperti dai contributi regionali sono stati posti, a partire dal 2002, a carico del bilancio comunale corrente; 4) i costi che Roma sopporta non sono quelli delle altre città (basti pensare che in media si svolgono circa 265 manifestazioni all’anno, al numero di turisti che le alrte città non potranno mai avere, nè Firenze, nè Milano, nè Venezia, etc).
    E non si può dire che le Amministrazioni di centro sinistra a Roma abbiano attivato la politica del tassa e spendi. Anzi, se in questa vicenda un addebito si deve fare alle passate amministrazioni è quello di non aver ritoccato in tempo nè tasse (dopo 20 anni, solo nell’ultimo bilancio l’aumento dell’addizionale irpef dello 0,25%, troppo tardi e troppo poco a fronte del disavanzo strutturale del quale parlavo nel post) nè tariffe (solo nell’ultimo bilancio aumento AMA dopo 4 anni di fermo e nel 2003 biglietto autobus da 0,70 cent. a 1,00€).
    Voglio fare degli esempi concreti per far capire di che parliamo. Veltroni prende il Comune nel giugno 2001 con il prezzo del gasolio a 880,20 €/1000 litri. Il prezzo del gasolio aumenta fino a giugno 2008 a 1497,09 €/1000 litri, è cioè aumentato del 70%. Trambus consuma per i propri autobus circa 56 milioni di litri all’anno. Dunque se nel 2001 di solo gasolio spendevamo circa 49 milioni di €, nel 2008 ne spendiamo circa 83 milioni. dal 2001 ad oggi sono aumentati il costo del lavoro degli autoferrotramvieri dal 2001 ad oggi, i prezzi dei materiali di ricambio, il costo degli autobus, etc, etc. A fronte di questo il biglietto dell’autobus (aumentato nel 2003) è fermo da 5 anni.
    Lo stesso ragionamento di può fare su AMA. A fronte di un aumento di circa il 100% del prezzo del conferimento dei rifiuti in discarica e di tutti i costi, oltre alla necessità di investimenti sulla differenziata, sul trattamento, sullo smaltimento e sulla valorizzazione energetica, al Comune ci abbiamo messo 4 anni ad aumentare il prezzo della tariffa.
    Io penso, sulla questione disavanzo strutturale dei comuni, che non sia tanto il “tassa e spendi”, quanto la capacità di prendere nei momenti in cui serve decisioni anche impopolari nel breve periodo, ma che nel lungo danno il segno di una buona amministrazione. E questo oltre a tutte le cose ovvie che non sto qui a ripetere (la necessità di offrire servizi adeguati, l’efficienza della PA, la lotta contro gli sprechi, etc).
    Sui derivati sto tentando di documentarmi. Non so se siano stati attivati realmente. Se sì, sarebbe stato un grosso errore politico ed amministrativo.

  • 5. ciriolina  |  24 giugno 2008 alle 12:42

    Il problema della qualità dei servizi nasce anche dal prezzo politico degli stessi. Pagare un euro la corsa semplice su bus e metrò è abbastanza vicino al costo reale del servizio. Proporre però abbonamenti (a tutta la rete) a prezzi che vanno dai 230 euro/anno, ai 30 euro/mese, ai 46 euro/mese senza titolarità della tessera, è diseducativo e troppo costoso per l’intera cittadinanza, che è chiamata comunque a pagare il servizio con altre tasse. La soluzione che propongo è semplice ed economica. Abolire del tutto l’abbonamento “Intera Rete”. Proporre, agli stessi prezzi di oggi, abbonamenti a tre linee di superficie Atac e alle due linee Metrò A e B. Con tale formula di abbonamento è possibile raggiungere un posto di lavoro o una scuola. L’uso dei mezzi sarebbe ottimizzato e si potrebbe quantificare meglio la vera utenza delle linee, abolendone alcune e riducendo il servizio in altre. Tanti municipi hanno richiesto (sempre per motivi propagandistici) nuove linee che invece non hanno utenza. Tali linee andrebbero abolite per usare i bus dove il servizio è più richiesto. Con queste soluzioni ci sarebbe un aumento della vendita dei biglietti singoli da un euro che porterebbero nuova liquidità alle aziende di trasporto. La soluzione sarebbe anche “digeribile” per sindacati e ultrasinistra, perché non penalizza i lavoratori. Che ne dici Eugenio, è troppo semplice ?
    Sui rifiuti la soluzione è l’aumento della differenziata “porta a porta” anzi “condominio per condominio”.
    Alcune considerazioni su carta e cartoni: una volta giravano per la città i cosiddetti “cartonari”, praticamente dei poveri che dignitosamente raccoglievano cartoni che i centri di raccolta gli pagavano. Tale figura è scomparsa perché la carta non viene più pagata. Occorrerebbe invece “stimolare” i centri di raccolta a pagare, anche per aiutare i tanti “clochard” che riuscirebbero a guadagnare qualcosa onestamente. Saluti.

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